lunedì 23 luglio 2012

Partirò dalle vecchie canzoni

Partirò dritto dal cuore
e la strada per capire,
perché tutte le parole servano,
che servano a non morire.
 

Partirò e sarà di Domenica,
prima le nuvole e adesso il sole
e se la gente dimentica,
partirò da questa prigione.
E non avere niente,
cosi nulla andrà perduto,
per sentirmi benvenuto,
per un mondo nuovo,
dopo un mondo caduto.
Partirò anche senza meta,
senza acqua, senza scarpe,
tanto affido la mia vita al cielo,
senza faccia e arte.


Partirò l’ho sempre fatto,
l’attimo prima della tempesta,
la strada corre veloce
e dietro che cosa resta,
partirò perché non sia questa,
la fine di una promessa,
a distruggere l’autostima
e poi distruggere la bellezza.
E parto da qui,
da dove non c’è una strada,
la fine del tempo che conoscevo,
al tempo che mi separa,
all’altra metà delle cose,
perché non si può mai sapere,
le parole hanno vita lunga,
le paure hanno vita breve.


Partirò da dove mi hai lasciato,
quel silenzio, quell’incrocio,
partirò nel buio della notte,
senza domani, senza risposte.
Partirò da questi scatoloni,
le mie stagioni sono li dentro,
partirò dalle vecchie canzoni,
guardando fuori e tenendo il tempo.


(Nesli - Partirò)


venerdì 20 luglio 2012

Misantropa e snob (era più facile fare la velina!)

Se nella vita volessi fare la velina sarebbe tutto molto più semplice.
Questa è l'amara verità. E non per il fatto che non avrei pile di libri da studiare, anzi.. per me è molto più facile preparare l'esame di analisi che fare un balletto. Sono molto più brava in matematica di quanto io sia coordinata.
Però se volessi fare la ballerina anzichè l'ingegnere nessuno avrebbe niente da ridire. Se io passassi ore e ore in palestra ad allenarmi, nessuno me ne farebbe una colpa. Nessuno se la prenderebbe se una futura etoile non avesse tempo per uscire con gli amici, ne tantomeno le darebbe della snob se la sera fosse troppo stanca per uscire dal suo pigiama e mettere il naso fuori casa.

Ebbene, purtroppo il mio sogno non è fare l'etoile a Parigi. Il mio sogno nella vita è diventare ingegnere. E scrivere codice (funzionante) mi da la stessa sensazione che credo provi un'etoile sul palco la sera della prima. Sono fortunata, perchè per il mio sogno basta un computer in qualunque posto si trovi, non deve essere un teatro, non deve essere in Francia, non serve un bel vestito (anzi, il mondo sottovaluta il potere ispirativo del pigiama!). Sono fortunata, perchè il mio è un sogno "facilmente" accessibile. Sono fortunata, perchè riesco bene in quello che faccio, almeno finora così è stato.
Però come tutti i sogni va coltivato e curato giorno dopo giorno. E non è giusto farmene una colpa. O meglio, io non ci sto a farmene una colpa, e tantomeno ho intenzione di scusarmi con qualcuno di questo. Sono arrivata alla conclusione che io sono così. Prendere o lasciare. E con così intendo che sono il tipo di persona che per due punti di bonus all'esame di informatica può anche passare settimane intere a scervellarsi sui progetti extra senza mettere il naso fuori casa se non per andare a lezione o all'ACR.
Va bene, ammetto di averlo fatto - e me ne sono resa conto solo ora - non solo per i punti bonus, ma anche per un sano e costruttivo bisogno di distaccarmi da certe realtà che erano diventate insostenibili, ma questa è un altra storia di cause ed effetti.

Se mettermi sotto e dare - e a volte anche passare - più esami possibile in meno tempo possibile fa di me una snob perchè per studiare non ce la faccio a prendermi cura della mia vita sociale, così sia. Sono una snob e ne vado fiera. Ma almeno prima o poi sarò una snob che ha realizzato il suo sogno.

Non si può avere tutto nella vita, e al momento mi ha dato più soddisfazioni Java di quante me ne abbiano date alcuni rapporti interpersonali, quindi mi sembra evidente da che parte far tendere l'ago della bilancia. Poi magari mi sbaglio, magari un giorno mi pentirò di queste scelte, ma ora come ora non ne sono particolarmente convinta.

Ci tengo a specificare che questo non è un elogio della misantropia come può facilmente sembrare, i compagni di viaggio sono sempre ben accetti, in fondo "la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno", più che altro è una warning, a chi vuole condividere un pezzo di strada con me: io sto andando lì, se vuoi farmi compagnia ne sono felice, ma non c'è speranza di allontanarmi dalla mia meta o di farmi sentire in colpa perchè voglio arrivare lì.
Che poi alla fine non ci dovrebbe neanche essere il bisogno di specificare certe cose. Se un rapporto è vero, autentico e ci si vuole veramente bene nessuno si sognerebbe mai di criticare l'obiettivo dell'altro, anzi fa il possibile perchè l'altro ci arrivi il prima possibile e lo aiuta in tutti i modi immaginabili.
QUESTO dovrebbe essere, nella mia modesta opinione.

giovedì 19 aprile 2012

Il problema delle domande semplici

Riflessione profonda degli ultimi giorni.
Ci sono domande semplici e domande complicate.
Ci sono domande a cui non tutti sanno rispondere.
Se io chiedo qual'è la trasformata di Laplace della Campana di Gauss mi sapranno rispondere solo i matematici e gli ingegneri.
Se io chiedo qual'è la prima battuta di Ofelia in Amleto mi risponderanno solo i letterati.
Se domando cosa accadde il 24 giugno del 16 a.C. alle foci del Nilo lo saprà solo uno storico.

Nessuno si aspetta da un matematico nozioni storiche, da un letterato nozioni matematiche e da un ingegnere conoscenze letterarie (sebbene ad esempio la sottoscritta qualcuna ce l'abbia, eh!).
Nessuno si aspetta mai con certezza una risposta decisa e a colpo sicuro a una domanda complicata.

Poi invece ci sono le domande semplici, quelle quotidiane. Come stai? Come va? Sei felice?
Eh che ci vuole!
Che non sai come ti senti?
Non sai dire come sta andando una tale cosa?
Non sai capire se sei felice?
Beh.. no.
C'è chi alla domanda "Come stai?" non risponde per niente. O perchè non lo sa, o perchè non lo vuole dire, o magari risponde col classico "uhm.. bene" tanto per dire qualcosa.
C'è chi alla domanda "Come va?" non sa che dire, perchè un momento pensa vada bene e il momento dopo sprofonda nel pessimismo cosmico che Leopardi ti spiccia casa. E anche lì la risposta solitamente è "bene.. credo".
La domanda "Sei felice?" effettivamente non so se possa rientrare nella categoria delle domande semplici.. però dovrebbe avere facile risposta.. e invece no. Se te lo chiedono all'improvviso che fai?
Poi ci sono un'infinità di altre domande che sembrano sceme ma che dietro hanno un mondo di significato.. Un'infinità davvero, un'infinità innumerabile.

Il problema è che alle domande semplici non sai dare una risposta.
Il problema è che è più facile trasformare la campana di Gauss piuttosto che capire come va.

venerdì 30 marzo 2012

Petrichor

Questa è la storia di un vaso.
Anzi, non è tutta la storia di un vaso, perchè non mi va di raccontarla.
Questo è il finale della storia di un vaso.
Accadde che - non si sa come, non si sa perchè - questo Vaso si trovasse a essere pieno per un po' più dei tre quarti della sua capacità. Per molto tempo resto così, con l'acqua ferma che iniziava a puzzare anche un po' di stantio e di ammuffito. Il Vaso se ne stava lì, all'angoletto, perdendo giorno dopo giorno le speranze e dispiacendosi sempre più che l'acqua che conteneva, in principio bella e cristallina, stesse diventando un po' come quella di uno stagno tutta zozzume e muschio. Non era una bella sensazione sentirsi marcire dentro.
Poi un bel giorno il Vaso venne riempito, non di molto ma di quanto bastava ad alleggerire il peso che si portava dentro, a diluire un po' quell'acqua sporca e a farlo sentire un po' migliore. Il Vaso riacqiustò le speranze, e ogni giorno con ansia aspettava il momento in cui sarebbe arrivata altra acqua a diluirlo. Ma c'era una cosa a cui il Vaso non aveva mai pensato.. cosa sarebbe successo nel momento in cui sarebbe stato pieno fino all'orlo? Non se lo era proprio mai chiesto.
Meno che mai si sarebbe posto una domanda del genere quando venne qualcuno che - bicchiere alla mano - iniziò a svuotarlo!
Il Vaso era stupefatto, esaltato, al settimo cielo! Non si sentiva così limpido e leggero da tanto, troppo tempo! Era una sensazione meravigliosa, certo, c'era ancora un po' di marciume sul fondo ma l'acqua nel Vaso non era mai stata così pulita..
Il Vaso così iniziò ad aspettare che tornassero a svuotarlo un altro po'.. E aspettò.. e aspettò.. e aspettò.. ma non si vide nessuno. Il Vaso comunque non perdeva la speranza "capiterà di nuovo" - si ripeteva - "capiterà di nuovo, porteranno via altra acqua sporca e tornerò ad essere leggero come prima!", ma i giorni passavano e il Vaso restava lì. Piano piano anche il Vaso iniziò a perdere le speranze, "quantomeno" - iniziò a pensare - "prima o poi mi porteranno altra acqua fresca di fonte". Stavolta le speranze del Vaso non dovettero attendere a lungo prima di trovare compimento. Ben presto infatti iniziò a piovere. Una pioggia fitta, scrosciante e incessante. Il Vaso in principio era contento perchè era proprio ciò che aveva tanto atteso, ma la pioggia continuava, e ben presto il Vaso si rese conto che l'acqua piovana non era esattamente ciò che più desiderava. Non era lontanamente comparabile con l'acqua fresca di fonte!
Una notte, la più oscura che il Vaso avesse mai visto, ci fu un tremendo temporale, la pioggia batteva forte e il Vaso era ormai quasi pieno fino ai bordi, continuava a piovere e il Vaso - in preda al panico - ormai aveva iniziato a strabordare. Ci fu un lampo, poi un tuono violentissimo. Poi il Vaso non sentì più nulla.

La mattina dopo il Vaso si svegliò. La prima cosa che lo colpì fu il forte e intenso odore della terra dopo la pioggia. Lentamente riprese coscienza di sè, si accertò di essere tutto intero - e non si sa come lo era davvero! - ma soprattutto si rese conto con immenso stupore di essere VUOTO! Il temporale durante la notte lo aveva fatto rotolare sul fianco e la pioggia battente aveva portato via ogni traccia di zozzume lasciate dall'acqua stantia.
Era vuoto, ed era pulito.
Era la sensazione più bella che il Vaso avesse mai provato.
Ma a cosa serviva un vaso vuoto?
Il Vaso non dovette attendere a lungo la risposta. Il temporale aveva provveduto anche a quello. Durante la notte infatti un po' di terra gli era finita dentro e presto il Vaso si rese conto che di lì a poco avrebbe ospitato un meraviglioso fiore che stava nascendo. Lo sentiva proprio sul suo fianco, un piccolo germoglio che - forse e con le cure giuste - ben presto sarebbe diventato un fiore.

Il Vaso capì così che c'era qualcosa in più rispetto al solo limitarsi ad aspettare che qualcuno prenda o porti un po' di acqua, che non gli piaceva per niente l'essere la seconda o terza scelta di chi, non sapendo cosa vuole, butta un po' tutto a caso, che anche dalle cose brutte viene sempre fuori anche qualcosa di buono, che ha senso aspettare qualcosa solo se merita veramente il tempo passato ad attenderla, che le cose che tanto desideri magari poi non sono quelle che ti rendono felice veramente.. e che magari ti alzi una mattina - con l'odore di quando ha appena piovuto - e capisci che tu vuoi essere un vaso da fiori, non il vaso dell'acqua che hai sempre pensato di essere!

venerdì 16 marzo 2012

Good Mood

Sì, lo so, lo so. Ormai ho esperienza in merito. Il primo post su un blog dovrebbe essere solo e soltanto di tue tipi: o di beta-testing o profondo/celebrativo/introduttivo. Ne ho scritti tantissimi di primi post. Non altrettanti ultimi, c'è da dirlo. Stavolta non mi va, d'altronde è un Gitufo Stocastico, perciò l'ordine dei post potrebbe anche essere perfettamente randomico, no? Ma non siamo qui per tirare i dadi.
Sono davanti a un pc, molto di buonumore - cosa che da un paio di giorni mancava - e ho una voglia matta di provare la funzione di post via mail! (Effettivamente questo rende questo post un articolo di beta-testing!). C'è questa cosa che mi è venuta in mente adesso, ma è troppo profonda per scriverla su facebook, troppo lunga per entrare nei 140 caratteri di twitter e troppo da condividere per essere postata su g+. Qual'è questo pensiero?
È che.. quando c'è qualcuno che si fida di te e in te ci crede indiscriminatamente.. ecco, è proprio bello! Soprattutto quando la persona in questione è qualcuno che tu rispetti e ammiri tantissimo (ma su questo ci farò un post apparte, prima o poi!). E c'è da dire anche che ogni tanto fa piacere pure riuscire a dare qualcosa a chi a te ha dato tanto..Non c'è niente di più bello di una faccia stupita o di un sorriso.
Niente di niente.

Nota a piè di post: mi sono fregata da sola. In un colpo solo sono riuscita a fare sia un post profondo che un post di beta-testing!
Gitufo!